In principio… non volevo ballare il tango. Non ho iniziato a ballare da piccolo come i ballerini di “Amici”. Da ragazzino andavo in discoteca di pomeriggio. Mi piacevano le luci blu e rosse e i coni d’ombra tra le colonne. Mi piaceva ballare il rock and roll ma soprattutto i “lenti” che si facevano con le compagne di classe al tempo di “Grease”. Insomma per me il tango come “idea” è arrivato in un certo senso nel 1978 con Danny Zuko, invece il tango argentino vero e proprio è arrivato nel 2003 circa. italia argentinaPur resistendo alle richieste di mia moglie per ben 3 anni. Ma, sotto sotto, a tutto avrei potuto rinunciare, meno che a conoscere il tango e l’Argentina. Poi, quando mio padre, classe 1921, nato in Chubut, Tierra del Fuego (Argentina) iniziò a star male e dimenticare la sua Argentina , fatta di alberi piegati dal viento, mammut rosa, coltelli in madreperla, doma dei cavalli e vastità delle concessioni, decisi di scoprire da solo la storia della mia famiglia, arrivata in Argentina nel 1908, approfondendo quel sentimento che stava dietro al tango e alle generazioni di italiani che fuggivano laggiù, a 15.000 km di distanza dal Vecchio Continente.

Ho avuto vari maestri, alcuni mi hanno insegnato passi, altri la teoria, altri il sentimiento.. altri come studiare e come migliorare me stesso. Sì, perchè il tango può fare anche questo. lezioni-di-tango-messina-2E sono quelli che preferisco ancora oggi, alcuni sono argentini ma altrettanti sono italiani. E sono quelli a cui faccio riferimento dentro di me anche oggi quando insegno. Maestro è chi sa insegnare, chi ti porta a imparare, a “cambiare” e ad evolvere. Saper ballare deve aver a che fare con un cambiamento. Tuo. Ci sono allievi che vogliono cambiare, mettersi in discussione, imparare, ricevere insegnamenti anche per la propria vita. Prendere una strada di conoscenza. Ci sono allievi e allieve che vogliono 5-6 passi con cui destreggiarsi in pista con le ballerine o con i ballerini maschi. E’ legittimo. Il percorso di ognuno di noi deve essere chiaro innanzitutto con noi stessi, anche in minima parte.. ma è necessario saperlo: cosa pandolfivogliamo dal tango.

Ci sono molte persone nel tango che hanno bisogno di un rito collettivo o di una maschera per essere o tirar fuori una parte di sè limitata dalla paure e dalle cadute che affrontiamo ogni giorno. Nel film tv “E’ arrivata la felicità” (2015) con Claudia Pandolfi e Claudio Santamaria, lei vive una dimensione segreta della sua vita durante le serate romane di tango per colmare le sue esigenze affettive e relazionali, vestendo in modo vistoso e facendosi chiamare con un falso nome spagnolo. Lui invece sopporta il ballo per stare con lei, mentre ancora non ha neanche capito di amarla. Il personaggio della Pandolfi, come molte persone che ballano, ha bisogno di una maschera per vivere ciò che la vita le nega. Che non è un giudizio ma un riconoscere e rispettare le esigenze della nostra persona. Al di là del nostro giudizio, ognuno cerca qualcosa nel tango ed è giusto che possa trovare la sua dimensione. Per me è importante sia come insegnante sia come organizzatore di serate ed eventi di tango che le persone trovino qualcosa, che affinino la ricerca e che incontrino le persone con cui condividere scherzi, dialoghi e una passione. Non voglio imporre etichette, codici, maschere perchè il tango nasce come trasgressione, come marginalità, come devianza dalla morale comune in cerca di contatto e di comunicazione. E’ incredibile il cameratismo con cui si diventa amici o con cui si trova affinità prima ancora di parlarsi, attraverso un contatto e senza passare per mediazioni culturali, sociali o in base a ciò che siamo nella società. Chiunque noi siamo, quando balliamo noi ci abbracciamo, scherziamo, siamo quasi un corpo solo che balla, costruendo parole, immagini, storie. Il sesso e la passione spesso neanche c’entrano. E’ sconvolgente per molti, ma il tango è un’esperienza “pulita” perchè ti viene insegnato il rispetto e i limiti dell’encuentro e del desencuentro, il separarsi dopo il ballo perchè sia a tutti gli effetti un baile social e non necessariamente un ballo sensuale e peccaminoso come tanti lo dipingono, a partire dai media.

Cos’è per me il tango? E’ stato molte cose e molte ancora ne sarà, ma oggi per me il tango è movimento, energia, ricerca, creazione, dialogo, ascolto, interpretazione musicale. Nasce dall’abbraccio ma se non c’è tutto questo è rigidità, fine, staticità. Puoi andar piano ma non avere “assenza” di movimento. Puoi non avere contatto.. e avere relazione con l’altro. Puoi avere contatto e avere noia. Ecco perchè il tango deve essere ricerca.

©Luigi Vai

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